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Growth Hacking: cos’è e perché potrebbe essere il futuro del web marketing

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Che cos’è il Growth Hacking? E perché potrebbe rappresentare il futuro del web marketing? Cerchiamo di rispondere  a queste domande

In questo periodo ho sentito spesso e da più parti parlare di Growth Hacking: siccome credo fermamente che anche il mondo del web sia influenzato da mode più o meno passeggere, ho deciso di approfondire l’argomento per cercare di capire quale sarà la direzione che il web marketing prenderà nei prossimi anni e sono fermamente convinta che il growth hacking rappresenti una delle possibili evoluzioni del digital marketing nel prossimo futuro.

Perché dico questo?
Provo a spiegartelo: fammi sapere cosa ne pensi nei commenti!

Che cos’è il Growth Hacking?

Il Growth Hacking è per definizione un insieme di tecniche che punta a raggiungere un unico obiettivo aziendale: la crescita.

Per raggiungere questo obiettivo, il Growth Hacking utilizza strategie fluide e intercambiabili: gli strumenti sono gli stessi del web marketing tradizionale e anche dell’Inbound Marketing, ma il modo in cui vengono usati è diverso, più smart, perché diversi sono l’approccio, la mentalità e gli obiettivi da raggiungere.

Il termine fu usato per la prima volta dall’imprenditore e marketer statunitense Sean Ellis nel 2010: letteralmente “pirati della crescita”, i growth hacker sono professionisti con una conoscenza profonda del mondo del web e delle sue dinamiche interne, con una visione d’insieme che abbraccia tutto il processo di produzione, promozione e vendita di un prodotto e con un unico obiettivo che è quasi un’ossessione: misurare la crescita aziendale in termini di ROI e di impatto di ciascuna attività di marketing sul business aziendale.

Il Growth Hacker e le start-up

La figura del Growth Hacker, non a caso, nasce e si sviluppa in seno all’esplosione del fenomeno start-up: a differenza delle medie e grandi aziende già affermate e conosciute sul mercato, che possono quindi permettersi una crescita molto più lenta, le start-up hanno esigenza di crescere a ritmi vertiginosi, pena il fallimento.

In un anno una start-up deve raggiungere il 200% del fatturato iniziale se non vuole uscire fuori mercato e questo avendo a disposizione un budget limitato da investire: in questo contesto altamente competitivo, in cui anche i tempi giocano un ruolo importante, tutti gli sforzi, non solo quelli del team marketing, devono essere rivolti alla crescita dell’attività.

È in questo contesto il growth hacker trova la sua collocazione ideale. Ultimamente però la figura del growth hacker si è andata evolvendo, affacciandosi ben al di là del panorama delle start-up, fino a essere richiesta anche dalle grandi aziende.

La crisi e la forte competizione nei mercati globali infatti rappresentano una minaccia anche per le aziende affermate, e contro lo spauracchio del fallimento, l’unico antidoto sembra essere proprio una crescita costante.

Per questi motivi, negli USA la figura del growth hacker è già molto richiesta in svariati contesti, mentre in Italia come in Europa il fenomeno non è ancora esploso.  

Dall’Inbound Marketing al Growth Hacking

Il futuro ci riserverà un passaggio di testimone tra Inbound Marketing e Growth Hacking?

Che l’Inbound Marketing sia attualmente di moda è fuori discussione: molte sono le aziende che hanno abbracciato questa metodologia, traendone ottimi risultati.

Se il Growth Hacking sostituirà l’Inbound Marketing forse è ancora presto per dirlo: tanto per cominciare bisogna dire che si tratta di due metodologie complementari ma molto diverse, per alcuni versi quasi opposte tra loro.

L’Inbound è un metodo che punta tutto sull’attrazione e sulla fidelizzazione del cliente, tramite una strategia che porta risultati nel lungo e medio termine. Al contrario il Growth Hacking, pur utilizzando gli stessi strumenti dell’Inbound Marketing, bada poco alla forma e molto alla sostanza: l’imperativo è crescere, tanto e in fretta, non importa in che modo lo si faccia.

Per queste differenze le due metodologie sono indicate in contesti aziendali diversi: l’Inbound Marketing ad esempio è perfetto per quelle aziende consolidate nella loro nicchia di mercato che stanno cercando un’espansione investendo su un’immagine affidabile e solida; il Growth Hacking invece è ideale per le piccole aziende che hanno bisogno di “sfondare” il mercato imponendosi all’attenzione dei consumatori in tutti i modi, con obiettivi a breve termine di ottimizzazione, risparmio e ritorno veloce sull’investimento.

Probabilmente tra le due metodologie non ci sarà un vero e proprio avvicendamento, nel senso che l’una non escluderà l’altra. Di sicuro possiamo prepararci però a uno scenario italiano in cui la figura del growth hacker sarà sempre più richiesta dalle aziende, così come già avviene negli USA.

La figura del Growth Hacker come consulente per le imprese

Per tutti questi motivi, possiamo ipotizzare un prossimo futuro in cui il growth hacker si affermerà come consulente delle imprese: un professionista esperto di web marketing, geniale, creativo, possibilmente legato alla start up dalla sua nascita, pronto a sperimentare per trovare la formula vincente per far esplodere il prodotto.

Accanto al growth hacker quasi sicuramente sopravviveranno, agendo parallelamente, le varie forme di digital marketing tra cui l’Inbound che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, le cui attività resteranno probabilmente affidate non a una sola figura ma un team di professionisti.

In questo contesto, il growth hacker potrebbe trovarsi a svolgere un ruolo ponte tra l’impresa e l’agenzia di comunicazione o i vari freelance che lavorano al progetto: un vero e proprio mediatore, in grado di interfacciarsi con professionalità e contesti diversi senza mai perdere di vista quello che poi, in fondo, è l’unico vero obiettivo di tutte le aziende: continuare a crescere.

Che ne pensi?
Credi anche tu che il Growth Hacking possa rappresentare il futuro del web marketing?
Ci tengo molto a conoscere la tua opinione: fammi sapere la tua nei commenti!

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